L'asta per il Pikachu Illustrator PSA 10 è a rischio? Cosa sappiamo
Asta Goldin, ma il Pikachu Illustrator di Logan Paul è “libero” da vincoli? La vecchia tokenizzazione su Liquid riapre il caso
NEW YORK — L’annuncio dell’asta su Goldin Auctions del Pikachu Illustrator PSA 10 di Logan Paul — la carta Pokémon più famosa al mondo, almeno per esposizione mediatica — sta già producendo l’effetto collaterale più temuto da qualunque casa d’aste: una controversia sulla titolarità e sui diritti economici collegati al bene, innescata dal precedente passaggio sulla piattaforma Liquid Marketplace.
Nelle ultime 48 ore, tra post su Reddit e discussioni su X, è tornato a circolare un punto centrale: la carta, prima di finire in catalogo Goldin, sarebbe stata “frazionata” in quote digitali (token) acquistate dagli utenti. E oggi molti si chiedono: se una quota di proprietà/diritti economici è stata “venduta” in passato, l’asta è davvero blindata?
La timeline: dal “Santo Graal” al frazionamento in token
La storia pubblica del Pikachu Illustrator di Paul è nota: la carta viene presentata come un pezzo “pop 1” in PSA 10 e acquistata per una cifra record attorno ai 5,275 milioni di dollari, con ampio risalto mediatico.
Poi arriva la svolta “Web3”: nel 2022 Paul promuove la possibilità di co-ownership tramite Liquid Marketplace, con un modello in cui il bene fisico resterebbe custodito mentre sul mercato circolano token che “rappresenterebbero” quote frazionate. La tokenizzazione della carta e il modello “Initial Drop” a 0,10$ a token vengono descritti e rilanciati sia da contenuti della community sia da comunicazioni del settore grading/collezionismo.
Il punto più controverso: la “ricompera” nel 2024 e i rimborsi
Il nodo, oggi, è ciò che sarebbe accaduto dopo.
In una dichiarazione attribuita a Paul e circolata su X (ripresa da più testate di settore), l’influencer afferma che la carta era stata listata su Liquid, che gli utenti avevano acquistato token e che nel maggio 2024 lui avrebbe riacquistato la carta “in linea con i termini della piattaforma”, pagando un buyout che avrebbe dovuto essere distribuito ai fractional owners. Nello stesso messaggio, Paul parla anche di problemi operativi che avrebbero inciso sull’accesso degli utenti a conti e fondi detenuti sulla piattaforma.
È qui che si innesta la narrazione — molto forte su Reddit e X — secondo cui diversi utenti non avrebbero ricevutorimborsi o liquidazioni. Questa specifica accusa (nessuno ha visto “un centesimo”) è difficile da verificare pubblicamente caso per caso: esiste un rumore di fondo significativo sui social, ma non c’è un report unico e definitivo che quantifichi in modo indipendente quanto sia stato rimborsato e a chi. Reddit+2Reddit+2
Il contesto regolatorio: l’Ontario Securities Commission parla di “multi-layered fraud”
Nel frattempo, Liquid Marketplace è finita al centro di un procedimento in Canada. Nei documenti dell’Ontario Securities Commission e del Capital Markets Tribunal si parla esplicitamente di una “multi-layered fraud in the crypto asset sector” e di token (LMP Tokens) presentati come rappresentativi di frazioni di collectible: tra le accuse, compaiono anche dichiarazioni fuorvianti sulla natura di “ownership”, autenticazione, appraisal e assicurazione degli asset sottostanti; inoltre vengono indicati importi nell’ordine di circa 2,7 milioni di dollari USA ottenuti dalla vendita di token.
Attenzione però a un dettaglio importante per la ricostruzione giornalistica: nei documenti del procedimento reperibili sul sito del Tribunal, i “Respondents” elencati non includono Logan Paul (sono indicati Liquid Marketplace Inc/Corp e specifici dirigenti). Questo non “assolve” né “condanna” nessuno: significa solo che, per quanto emerge da quei documenti, il procedimento è impostato contro altri soggetti.
L’asta Goldin può saltare? Cosa può metterla davvero a rischio
A oggi non c’è, nelle fonti pubbliche consultate, un annuncio di Goldin o di autorità che dica che l’asta sia formalmente sospesa. L’operazione — anzi — viene trattata come un evento mediatico (con anticipi e “price discovery” atteso) da più testate mainstream.
Detto questo, i rischi reali per un’asta del genere, in presenza di contestazioni legate a tokenizzazione/frazionamento, sono tipicamente tre:
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Rischio “title” (titolo di proprietà / diritti di terzi)
Se qualcuno sostenesse in tribunale di avere un diritto reale o economico ancora valido sulla carta (o sui proventi), potrebbe tentare misure urgenti (es. ingiunzioni o sequestri). Per arrivarci, però, servono atti legali concreti e una teoria giuridica sostenibile sul contratto/token. -
Rischio reputazionale e di prezzo
Anche senza blocchi formali, una controversia molto rumorosa può tradursi in “discount”: bidder più cauti, due diligence più pesante, prezzo finale potenzialmente più basso. -
Rischio di contenzioso post-vendita
Anche se la vendita si chiude, eventuali azioni successive potrebbero prendere di mira proventi, intermediari o dichiarazioni promozionali passate, soprattutto se qualcuno ritiene di essere stato indotto in errore.
Si rischia una class action?
In astratto, sì: il rischio teorico esiste, perché i presupposti tipici che alimentano una class action (molti utenti, somme relativamente piccole per individuo, un fatto comune legato a comunicazioni/contratti standardizzati) sono quelli che spesso rendono praticabile quel tipo di causa.
In pratica, però, la fattibilità dipende da elementi molto “tecnici” e decisivi:
- che cosa dicevano davvero i Terms of Use e i contratti (buyout, diritti dei token holder, limiti di responsabilità, clausole di arbitrato);
- chi era la controparte contrattuale (Liquid? veicoli societari?);
- che cosa è stato promesso pubblicamente vs ciò che è stato contrattualizzato;
- giurisdizione (USA/Canada) e stato dei procedimenti già in corso.
Sul piano mediatico, il precedente “CryptoZoo” ha già mostrato che controversie legate a progetti crypto associati a Paul possono rapidamente sfociare in iniziative legali collettive e pressioni reputazionali.
